Articolo tratto da ilmonferrato.it, a cura di Massimiliano Francia
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Moleto | 01/06/2015 – Un museo permanente con le opere del pittore Mattia Moreni (Pavia 1920 – Brisighella 1999), uno dei grandi protagonisti dell’arte del Novecento – nella casa di Moleto, luogo che l’artista – spiega la figlia Maria Francesca – aveva sognato come buen retiro per sé e per la moglie Myriam Falchi. E dove il giovane pittore era fuggito con lei all’età di 21 anni dopo averla conosciuta all’accademia.

È proprio la figlia Maria Francesca, ora, a voler raccogliere le opere del padre, artista di fama internazionale che il New York Times defini «il numero 1 al mondo», a illustrare le finalità di questa iniziativa: «Una decisione nata da desiderio di renderle fruibili anche agli altri, di poterle condividere».

Una cinquantina le opere che fanno parte della collezione, dai primi anni Quaranta fino alla morte nel 1999, e che coprono quindi l’intero percorso artistico di Moreni, che nella sua attività fu sempre un innovatore e sperimentò numerosi linguaggi artistici, dai primi esperimenti fauve e cubisti, al “meccanoformismo”, astrattismo, espressionismo, informale… e così via, sempre con una tenace e innata sensibilità per i temi profondi del sentire e dell’esperienza dell’uomo.

A Moleto Maria Francesca ha vissuto in queste ultime settimane con la madre Myriam (scomparsa proprio in questi giorni) che era designer di gioielli e che – in qualche modo – sarà ugualmente partecipe del festival dedicato a Mattia Moreni, sia perché sarà dedicato anche a lei sia perché verrà proiettato una sua lunga videointevista realizzata da Maurizio Gianotti – autore della RAI – nella quale parla dell’ex marito e delle vicende che li hanno legati, in un rapporto mutato nel tempo ma che non si è mai perduto.

“Il mestiere dell’attenzione”
«Il Festival sarà dedicato al “mestiere dell’attenzione” – dice Maria Francesca riproponendo una espressione del padre – ed è un tributo all’artista, che della disabilità ha fatto la sua forza, energia» (Moreni aveva una grave malformazione alla mano destra, ndr).
«Il suo riferimento al “mestiere dell’attenzione” è oggi di grande attualità in un mondo dove, forse per la globalizzazione o forse per un decadimento della cultura, si è perso il senso dell’attenzione alle persone, alle cose, agli animali, al lavoro…

«Il festival ha come obiettivo di essere, da qui a 3 anni, un punto di riferimento e coagulazione di interessi sociali e culturali che guardino all’uomo e non al numero che rappresenta nel conteggio della popolazione mondiale».
In questo senso si comprende e acquisisce un significato ancora più pregnante la scelta di puntare sul tema della disabilità e il desiderio di Maria Francesca di attribuire un premio proprio a un portatore di handicap, anziché al solito personaggio “di successo”.

Premiare la disabilità significa infatti guardare il mondo con occhi straniati e liberi dalle incrostazioni del conformismo, come Mattia Moreni ha fatto per tutta la vita con scelte sempre autentiche e coraggiose. E puntare alla verità con un approccio davvero umanistico e privo dei stereotipi e pregiudizi.
Da filmati e documenti che è facile recuperare anche in rete su Moreni emerge un uomo autentico, indomito, che si definiva non pittore ma «in primo luogo un guaritore della frigidità femminile» o che diceva di «fare il falegname per rilassarsi».

O che rispetto alla lusinghiera definizione del N.Y.T. commentava senza imbarazzo: «Ma io lo sapevo già di essere il numero 1; adesso lo sanno anche gli altri», ammettendo che la modestia gli era estranea: «Modesti sono quelli che non ce la fanno…».
Oppure che stigmatizzava la rincorsa commerciale dei “pittori” sottolineando che l’atteggiamento servile che assumevano inevitabilmente nei confronti dei “mercanti” d’arte traspariva poi nelle loro opere, «in cui si lascia tutto ciò che siamo…».

Un festival che si articolerà in cinque fine settimana – dal 4 luglio al 5 settembre – e che coinvolgerà ospiti illustri – dice Maria Francesca Moreni – Vittorio Sgarbi, Renato Barilli, Alessandro Meluzzi, Bruno Gambarotta e altri.
«Si alterneranno colloqui, su uomo e disabilità, uomo e sesso, uomo e macchina, e spettacoli teatrali e musicali e degustazioni dei prodotti, visite guidate ai giardini e all’Infernot.
«I colloqui saranno gestiti come dei talk televisivi tra immagini,foto, testimonianze. Gli spettacoli si occuperanno dei diversi che popolano il nostro mondo», perché indubbiamente Mattia Moreni era un diverso, nel senso di speciale, consapevole delle proprie doti straordinarie forse di uomo ancora prima che di artista. Con il coraggio di vivere sia la sofferenza che la vita senza sconti, infingimenti, scorciatoie…